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IMPIANTI

Impianto di potabilizzazione Tiro a Segno

Impianto di potabilizzazione Tiro a Segno
 
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    etichettadescrizione
    Nome ImpiantoTiro a Segno
    Comune di ubicazioneBologna
    Acquedotto di appartenenzaAcquedotto primario di Bologna
    N. comuni serviti (completamente o parzialmente)22 (alimentazione garantita anche da altri impianti)
    Elenco comuni servitiSasso Marconi, San Lazzaro Di Savena, Monterenzio (in parte), Ozzano Dell`Emilia, Minerbio, Sala Bolognese, Bologna, Casalecchio Di Reno, Castello D`Argile, Pianoro (in parte), Argelato, Castel Maggiore, San Pietro In Casale, San Giorgio Di Piano, Bentivoglio, Granarolo Dell`Emilia, Castenaso, Malalbergo, Anzola Dell`Emilia, Valsamoggia (in parte), Zola Predosa, Budrio
    N. cittadini serviticirca 650.000
    Potenzialità in L/sec900
    Volumi idrici immessi in rete in Mm3 (Volumi idrici prodotti in Mm3)10
    Rete acquedottistica servita in Kmcirca 3.800
    Etichetta dell'acquaCarta dei servizi


    Dati aggiornati al 31.12.2015

    L'entrata in esercizio del campo pozzi Tiro a Segno, situato sulla sponda destra del fiume Reno, risale al 1937, quando per mezzo di 6 pozzi profondi 220 metri era possibile prelevare fino a 300 litri al secondo. La potenzialità massima della centrale, attualmente pari a 900 litri al secondo è il risultato di successivi ampliamenti e ammodernamenti che hanno aumentato la dotazione a 13 pozzi in grado di sfruttare l'acquifero della conoide alluvionale del fiume Reno fino ad una profondità di 350 metri di profondità. Esistono due distinte reti pozzi interne all' impianto, in funzione della qualità dell'acqua captata: l'acqua che non richiede alcun trattamento particolare per la sua potabilizzazione viene immessa direttamente nella rete di distribuzione attraverso i gruppi di sollevamento; l'acqua che necessita di trattamenti di potabilizzazione viene invece inviata ad un impianto di filtrazione. La filtrazione è a doppio stadio: le acque captate dalla falda transitano in successione prima attraverso filtri a sabbia attivati biologicamente per la rimozione del ferro e del manganese e poi attraverso filtri a carbone attivo per la rimozione di organoalogenati dovuti a contaminazione antropica della falda. Le acque di scarico derivanti dal processo di lavaggio dei filtri a sabbia vengono raccolte e trattate in una specifica sezione dell' impianto. Il processo di potabilizzazione si completa con la disinfezione con biossido di cloro che garantisce una clorazione di copertura, in funzione delle portate prodotte e delle concentrazioni di cloro residuo misurate con apposite sonde nell'acqua trattata. La centrale è governata localmente da un sistema di automazione basato su di un PLC che costituisce l'interfaccia fra i vari organi di centrale, i pannelli operatore locali e il sistema di telecontrollo. E' a questo sistema che è affidato il corretto funzionamento dell'impianto in ogni condizione di esercizio e che in caso di anomalie provvede a porlo tempestivamente in condizioni di sicurezza e a trasmettere al sistema di telecontrollo i necessari segnali di allarme. La centrale è controllata a distanza da un sistema di telecomando e segnalazione collegato attraverso una linea telefonica di trasmissione dati con il centro di telecontrollo di Forli.
    I 13 pozzi presenti, che intercettano gli acquiferi da 145 a 350 metri, hanno struttura classica, con sviluppo verticale e grande diametro, indicata per lo sfruttamento di risorse idriche allocate in sistemi multistrato profondi con granulometrie degli acquiferi a prevalenza di elementi ghiaiosi. La sezione di filtrazione è costituita da due linee parallele identiche della potenzialità di 225 litri al secondo e dotate ciascuna di 11 filtri. L'acqua grezza che l'attraversa viene miscelata con ossigeno nel primo filtro ossidatore /dissabbiatore. Transita quindi attraverso il primo stadio di filtrazione a sabbia, costituito da 5 filtri disposti in parallelo. Durante questo processo vengono rimosse le sabbie silicee, trattenuti gli ossidi di ferro e manganese generati a seguito dall'iniezione di ossigeno puro e abbattuta l'ammoniaca per degradazione biologica. Il secondo stadio filtrante, costituito sempre da 5 filtri in parallelo ma a base di carbone attivo, ha la funzione di rimuovere i composti organoalogenati. Prima della sua immissione in rete, tutta l'acqua prodotta è sottoposta ad un trattamento di disinfezione, che serve a garantire l'assenza di agenti patogeni nell'acqua. La disinfezione è realizzata mediante l'immissione di biossido di cloro prodotto in soluzione liquida per reazione tra acido cloridrico e clorito sodico in presenza di acqua di diluizione. Il funzionamento dell'impianto di disinfezione è condizionato dal regime d'esercizio della centrale. Il corretto dosaggio del disinfettante è controllato da strumenti che misurano il cloro residuo presente nell'acqua trattata. Le pompe di rilancio finale, tre da 450 litri al secondo e una da 210 litri al secondo, provvedono quindi ad immettere nella rete di distribuzione sia l'acqua proveniente direttamente dalla rete dei pozzi che quella pretrattata dall'impianto di filtrazione.

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